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TROFEO “LA GLORIA” – 20 Settembre 2008
Come ogni grande corsa ciclistica
dei più alti livelli, anche il Trofeo "La Gloria" del decennale si apre
con un blitz delle forze dell'ordine: stavolta sono le Forestali a
presentarsi in zona partenze nei minuti che precedono il via,
nell'imbarazzo generale. Finché non ci si accorge che si tratta soltanto
del nostro Alessandro "Edinho" che, impossibilitato a partecipare, è
venuto a impartire la propria benedizione al gruppo prima di andare al
lavoro. Appurato che non stiamo appiccando incendi dolosi né è in atto
una battuta di caccia di frodo, il nostro amico ci saluta e noi si
procede alla punzonatura. Purtroppo Alessandro non è l'unica defezione
grave di questa edizione. Tanti sono gli assenti che pure avevano
annunciato la loro adesione: sarà a causa del freddo già intenso per
essere settembre, oppure è colpa della pioggia torrenziale del giorno
avanti che ha scoraggiato alcuni dei potenziali pedalatori? O ancora,
qualcuno forse teme il confronto con la forma fisica dimostrata da
Giulietto e dall'organizzatore? L'unica cosa che si sa è che gli assenti
mai come questa volta hanno torto. Non manca all'appuntamento, in tenuta
simil-Marlboro-McLaren, Bruno il carburatorista, come sempre fòmite di
polemiche a non finire: bersaglio dei suoi strali nella circostanza sono
i materiali tecnici sfoggiati dagli avversari. Non a caso si aggira nel
parterre soppesando a mano bici ruote telai e ciclisti, tra le proteste
generali. Non manca nemmeno il grandissimo Marco D'Innocenti, il quale
tra poco più di un mese correrà il campionato del mondo di ultramaratona
e che, sebbene oberato dagli allenamenti più duri, ha voluto esserci a
tutti i costi. Chi scrive sa bene che Marco è un vero campione, ma lo
è ancor di più perché, malgrado i successi ai massimi livelli, non ha
mai perso il senso dell'amicizia e la voglia di scherzare. Con lui il
fido fratello Gian Luca, per cui valgono (e con gli interessi) le stesse
parole spese a proposito di Marco. Infine, supportato da signora
e giovanissimo erede, non manca Elia, che per l'occasione ha
rispolverato la vecchia bici da passeggio che tante soddisfazioni gli ha
dato in passato. Quando è tutto pronto per il via, con Gianfranco
Direttore di Corsa, ma senza il Presidente, Giulietto è chiamato ad
aprire le danze. In fondo questa corsa leggendaria è nata per lui ed è
giusto che dopo dieci anni abbia l'onore di tagliare il nastro
inaugurale. A seguire Gian Luca Orlandi, austero e paludato ricercatore,
che pure del TLG è assiduo frequentatore, seguace del motto Semel in
anno... E via via tutti gli altri, per dirla con De Zan
(buonanima), tra i quali la componente scout è maggioritaria: Benedetto,
Emanuele, Paolo e Giorgio gravitano tutti attorno a quell'area e la loro
è un'equipe compatta e corazzata. Tra gli ultimi a scendere in pista, un
esordiente assoluto, Memmo Sbaraglia, e l'organizzatore, che per
migliorare la propria prestazione - "dove non arriva il fisico
arriva la tecnologia" - sfoggia una ruota lenticolare: appena 25
anni dopo l'innovazione introdotta da Moser, le ruote lenticolari
approdano al TLG, a dimostrazione che si tratta di una competizione
all'avanguardia e sempre al passo col progresso. Al traguardo della
Maddalena nel frattempo si susseguono gli arrivi, con il Direttore di
corsa che combina qualche casino col calcolo dei tempi, il che
costringerà poi Giulietto a presentare ricorso avverso la classifica
finale, destinata ad essere rimaneggiata. Quando completa la prova anche
Marco Mancini, che, graditissimo, si è aggiunto all'ultimo momento
all'elenco dei partenti, si stila la graduatoria e ci si accorge che in
testa e in coda si è verificato un doppio parimerito: Giorgio Campi,
vincitore uscente, e Benedetto Zaccaria sono primi con lo stesso tempo.
Il panico è collettivo: qualcuno propone di vedere il fotofinish, altri
invocano la moviola in campo, i più richiedono a gran voce la
ripetizione della gara da parte dei due contendenti (cosa che a detta di
Marco D'Innocenti avviene anche nelle 100Km), anche perché il premio a
disposizione è uno soltanto. Di fronte a questa terrificante prospettiva
Giorgio Campi, maestro di fair play, decide di rinunciare al
riconoscimento materiale per accontentarsi della vera gloria, mentre
Benedetto Zaccaria veste, visibilmente soddisfatto, la maglia destinata
al vincitore. Il confronto a questo punto si sposta a tavola, dove è
previsto il "terzo tempo" per i festeggiamenti del decennale. |