Trasformata da ultima classica di primavera in
prima classica autunnale, finalmente il 30 settembre si riesce a
correre la 4^ Aniene Gold Race. Dopo lo spodestamento dalla sua
naturale collocazione in calendario ad opera dell'usurpatrice
Jennesina, dopo il rinvio di giugno per via della fuga a Ibiza da
parte dell'organizzatore, dopo il rinvio di metà settembre per via
dell'abbatimento sulla zona di un uragano monsonico, ci sono volute
quelle che gli scozzesi delle highlands chiamano The three times
of Saint John, note nel sublacense come Le tre 'ote
'e San Giuanni, perché si potesse disputare la classica del
Nord più meridionale della storia. Malgrado le vicissitudini appena
descritte, ai nastri di partenza si schierano calibri pesanti del
ciclismo locale: personaggi insospettabili come Mauro Bocciaux,
Roberto Valentini, Augusto Toni Pira sono pronti a dare battaglia.
Ma il vero faro della corsa è Bruno il Carburatorista, il grande
allenatore e mentore di tutti noi, all'esordio in una prova del TLG
Club. Il tema della gara sono le alleanze sotterraneamente nascoste
all'interno del gruppo: Emanuele Segatori e Benedetto Zaccaria
rappresentano la lobby bancaria e sono accomunati dalla condivisa
ascendenza scout; Lorenzo Sbaraglia e Roberto Valentini sono
solidali nel comune destino di musicisti; Toni Pira e Alessandro
Micozzi difendono i colori delle forze armate. Tutti però
capiscono che per vincere la corsa bisognerà scardinare la morsa
dello squadrone di "Quelli delle Otto", rappresentato
dall'organizzatore, da Elia, da Bocciaux e che ha il proprio
indiscusso capitano nella figura carismatica di Bruno il
Carburatorista. Subito dopo il via si scatena la bagarre
per imboccare in testa il Papersberg (o salita del Papero), prima
asperità di giornata. Il più lesto è Emanuele Segatori, marcato
stretto con perfetta tattica da Elia, votato alla causa di squadra.
Dietro guida l'inseguimento l'organizzatore. Ma al termine della
salita Elia è colto da un attacco di dissociazione junghiana e
smessi i panni di concorrente si ricorda di essere il fotografo
ufficiale della manifestazione: così si ferma ad immortalare il
gruppo che sfila via a tutta. Proprio allora Emanuele si invola, e
malgrado le trenate che l'organizzatore produce in testa al gruppo
fino ai piedi del Sint-Johannesberg, rimane irraggiungibile per
tutti. Quando anche l'organizzatore si affloscia sulla bici, privo
di energie, come un palloncino sgonfio e lo sfilano a uno a uno
tutti gli inseguitori i giochi sembrano fatti. A questo punto il
gruppo è sempre più allungato e sul Moelenberg i distacchi sono già
abbastanza dilatati. Per il leader della corsa l'ultimo chilometro è
una marcia trionfale e sul traguardo è l'apoteosi, ma dietro si
lotta ancora e per il terzo posto sul Muur finale si disputa uno
sprint ai ferri corti nel quale Giulietto riesce a spuntarla su
Roberto Valentini. Secondo intanto era arrivato Lorenzo Sbaraglia,
il quale, visibilmente emozionato, con questa superba
prestazione era certo di aver allontanato per sempre da sé ogni
sospetto di brogli, che lo accompagnava dai tempi del Trofeo "La
Gloria" del 1998. Solo settimo Bruno il Carburatorista, malgrado
l'indefesso prodigarsi della sua squadra. Al termine, mentre
si pedala passeggiando in scioltezza per raggiungere uno dei luoghi
più pittoreschi del lunganiene, nel quale celebrare la cerimonia
protocollare, proprio Bruno parte per la tangente e lanciatosi in
una tardiva fuga, sparisce dalla nostra vista e di lui non si sa più
nulla. A Emanuele intanto va il cd premio per il vincitore: con una
grande prova il Segatori si è aggiudicato anche la classifica del
Circuito "Pro Nobis". Mentre ci raggiunge Alessando Micozzi, partito
con mezz'ora di ritardo per impegni di lavoro, l'ultima emozione
della giornata la regala Elia che lascia la fotocamera di Giulietto
posata in mezzo alla carreggiata alla mercè delle ruote del gruppo.
Vana la disperazione del legittimo proprietario: la Nikon è intatta
nonostante tutto.