|
|
7^
ANIENE GOLD RACE –
27
Giugno 2009
Il clima tempestoso che,
tra rovesci di pioggia, lampi e fulmini, ha annunciato lo
scoccare dell’ora fatidica di gara, avrebbe dovuto
invogliare un gran numero di pedalatori a presentarsi al
raduno di partenza. E invece, del tutto inspiegabilmente,
queste condizioni ambientali tipiche delle più autentiche
classiche del Nord hanno finito per causare una lunga lista
di defezioni. Così chi attendeva il rinnovarsi della sfida
Memmo vs Regalier è rimasto acremente deluso, ma anche chi
più semplicemente si aspettava un nuovo capitolo dei duelli
Giorgio Campi vs Marco Ngugi e, soprattutto, Giulietto
Scattone vs l’organizzatore, ha rischiato di vedere venir
meno i propri motivi di interesse intorno alla disputa della
7^ Aniene Gold Race. La squadra scout infatti aveva
annunciato alla vigilia il probabile forfait del suo uomo
più rappresentativo, Campi, il quale invece solo all’ultimo
istante ha deciso di essere della partita. D’altro canto
Giulietto, vista la pioggia battente, appena pochi minuti
prima del via aveva sciorinato una nutrita serie di scuse e
pretesti per restare impunemente a casa. E quando
un’inattesa schiarita l’aveva messo con le spalle al muro,
inchiodandolo alle proprie responsabilità di ciclista, aveva
ancora tentato di sottrarsi all’impegno con un improbabile
comunicato che recitava: “Ci stau le pescolle!”
Stante la suddetta schiarita, dichiarata la wet-race,
la partenza veniva posticipata di un quarto d’ora per
permettere agli interessati di montare le gomme da
heavy-rain. A quel punto solo Bruno il carburatorista
sceglieva una mescola più morbida per l’assetto della sua
bici, cercando (di concerto coi tecnici Brembo) una
soluzione avveniristica in vista dell’inatteso confronto
diretto contro il rientrante Nerone. E proprio quest’ultima
sfida, al momento del via, si rivelava a ben vedere come il
leit motif dell’ennesima edizione della corsa all’oro dell’Aniene,
al di là di ogni ragionevole dubbio. La gara scattava fin
dal primo metro con un’accesa bagarre e una velocità
sostenuta in modo inconsueto, grazie al forcing di Marco
Ngugi che provava a selezionare il gruppo già dapprincipio.
Ma i nodi venivano al pettine inevitabilmente sul Papersberg:
la squadra scout, con Segatori, Ciaffi e Valentini, si
prodigava con successo a tenere cucito il plotone e
permetteva a Giorgio Campi di rimontare e portarsi in testa.
Dietro, l’organizzatore, lanciandosi all’americana dalla
spalla del carburatorista, trovava lo slancio necessario per
agganciare Dueta, sfilando Nerone e Giulietto. Intanto ai
piedi della prima cote, Roberto Lanciotti, in gara
sul muletto dell’organizzatore, forava e induceva Umberto
Baffo, generalmente noto al grande pubblico come la
“locomotiva del Salento”, a un gesto di grande sportività:
maestro di fair play, Umberto si fermava ad assistere lo
sfortunato avversario e gli consentiva di riprendere la
corsa. A Scalelle la situazione vedeva Giorgio Campi al
comando, inseguito a pochi metri da Ngugi, il quale era
marcato stretto da Emanuele Segatori e Antonio Valentini
(aveva ceduto nel frattempo Angelo Ciaffi). A breve distanza
Dueta e l’organizzatore. Via via tutti gli altri. Qualche
kilometro più in là, sul Sint-Johannesberg, Ngugi capisce
che ogni sforzo per inseguire Campi è vano e da quel momento
si limita a controllare. Alle sue spalle procede con cambi
regolari la coppia Segatori-Valentini pressata da Dueta, che
sullo strappo più ripido ha staccato l’organizzatore. Bruno
il carburatorista mantiene un certo vantaggio su Nerone e
cerca di guadagnare terreno nei confronti di Giulietto.
Baffo e Lanciotti, gara compromessa, si limitano a fare
gruppetto. E proprio Dueta, il regionale della tappa, compie
a questo punto l’exploit più notevole: sul Molenberg, giunto
nella sua zona (adiacenze Incubatoio), s’invola dopo aver
acciuffato e superato la coppia scout Segatori – Valentini,
complice una caduta che coinvolge proprio quest’ultimo e
costringe i due a mettere piede a terra. Poco dopo il
carburatorista, con un’astuta mossa accerchiante (passaggio
sul prato della mola, anziché sullo sbrecciato stradale),
proverà inutilmente ad agganciare la ruota di Giulietto.
Giorgio Campi imprendibile vince con la consueta classe.
Marco Ngugi, secondo, dirà al termine: “Era di un altro
pianeta”. Terzo è l’eroico Dueta, che riscatta con
questo podio la defaillance subita alla Tre Valli invernale.
L’ultimo fuoco della corsa lo regala l’organizzatore, che
all’ultimo kilometro rientra su Valentini e Segatori
impegnati a studiarsi in vista dello sprint finale. Ma è un
fuoco di paglia: sul Muur decisivo perde di nuovo contatto e
deve accontentarsi della zona punti, mentre Emanuele regola
Antonio per il quarto posto. A seguire Giulietto e Bruno il
carburatorista, che letteralmente non se regge per
aver battuto l’eterno rivale Angelo Nerone. Più staccato
Angelo Ciaffi. Più rilassati Roberto Lanciotti e Umberto
Baffo. Resta giusto il tempo perché Alessia, la donna delle
Ardenne, si trasformi da fotografa in procace miss e perché
venga celebrata la cerimonia protocollare, poi un nuovo
scroscio di pioggia disperde l’adunata (poco sediziosa) e
consegna i 12 uomini arrabbiati alle docce.
|
|