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15 Febbraio 2009
La 7^ edizione della Tre Valli
Simbruine di sci da fondo si disputa con una settimana di anticipo
rispetto a quanto preventivato dall’organizzatore, perché il Tigre,
con la precisione chirurgica di un puntatore laser, ha scelto la
data presunta per piazzarci bel bello la sua Ciaspeata. Si corre
allora il 15 e non più il 22 febbraio, il che se da un lato è una
disdetta, perché ci impedisce di festeggiare con puntualità il
centenario del Manifesto Futurista di Marinetti, da un altro punto
di vista è un fatto positivo, perché capita in una bella domenica di
sole, anche se il termometro al raduno di partenza non sale oltre i
5° sotto zero. Nelle fasi di riscaldamento pre-gara si configura la
presenza al via di un vero parterre de roi, tant’è che si era
pensato addirittura di far intervenire Daniele Piombi: gli unici
assenti (ingiustificati) sono i pochi che hanno preferito prendere
parte ai concomitanti campionati Zonali. La storia alla fine dirà
che avevamo avuto ragione noi, visto che nella gara maschile dei
suddetti Zonali si registreranno 12 iscritti a fronte dei 15
leggendari atleti della mitica Tre Valli Simbruine. Non solo:
accanto alla quindicina di sci-muniti, si muove una pletora di
collaboratori e curiosi richiamati in massa dall’articolo
celebrativo della manifestazione apparso nientemeno che sul
quotidiano “Corriere dello Sport”. Tra essi da segnalare il
responsabile catering Alfredo, i fotografi Emanuele e Alessia,
l’addetto all’ottimizzazione evento Mauro (quest’ultimo però
distratto da alcune noie alle gomme della propria auto), una folla
di familiari, amici e fanciulle in età da marito che si aggirano
nella zona di partenza. Alle 10 e 30 il via. Sul primo tratto di
pista, battuto fino alla Monna, si delineano le posizioni, con i
fautori della tecnica libera che si slanciano verso le posizioni di
testa, mentre più indietro restano Josta e l’organizzatore,
attardati da incidenti tecnici, e Paolo Maschietti, impegnato con la
propria board camera nelle riprese video delle fasi iniziali
della competizione.Dalla Monna in poi, dove la pista non è più
battuta e la neve fresca è un ostacolo arduo per chi non ha il
fisico, la corsa cambia sensibilmente volto. Alcuni pagano un’errata
scelta di materiali, altri subiscono gli effetti di una scarsa
propensione al sacrificio, altri ancora pensano all’incipiente
settimana lavorativa e pensano: “Ma a noi chi ci paga?”. A
Campo Minio, dove le pendenze sono “a rischio Barnard”, si
rimescolano le carte sul tavolo da gioco, con crolli imprevisti e
rimonte inattese: Marco Mancini consolida il suo primato; Elia
sfrutta la grande potenza fisica; Antonello Onori mettendo in campo
agilità e tecnica sopravanza l’incredulo Dueta, il quale subito
dopo, sconvolto psicologicamente, deve inchinarsi anche di fronte a
Claudio Micozzi; Josta, profeta della tecnica classica, scavalca
l’affannato Roberto Valentini, in ritardo di preparazione. Il
trenino degli “uomini a tre cifre”, composto da Paolo Maschietti e
l’organizzatore, intanto risale inesorabilmente la classifica,
lasciandosi alle spalle la famiglia Lollobrigida (Emanuele,
Benedetto e Michele), Benedetto Zaccaria, vincitore non più tardi di
due anni fa, e l’ottimo esordiente Luca Onori. Superato lo scoglio
di Campo Minio, lo spazio a disposizione per recuperare è ormai
troppo poco: Marco Mancini arriva ancora una volta per primo ed Elia
ancora una volta secondo (per batterli probabilmente dovremo
aspettare l’età in cui saremo accompagnati da una badante dell’Est).
Ma ciò che avviene alle loro spalle ha dell’incredibile: Antonello è
terzo seguito da Roberto Capitani, in gara con le ciaspole, e da
Claudio Micozzi. Dueta, ormai completamente alla deriva, è solo
sesto e scende dal podio dopo diversi anni di piazzamenti
consecutivi, fatta salva l’edizione di due anni fa disputata nella
bufera. Poi è la volta nell’ordine di Josta, Valentini, degli
“uomini a tre cifre”, Luca Onori e Michele Lollobrigida, mentre zio
Emanuele e papà Benedetto insieme all’altro Benedetto (Zaccaria)
intentano una protesta simbolica contro l’organizzazione carente che
non ha garantito l’ottimale preparazione del percorso di gara e
tagliano il traguardo a piedi con gli sci in mano. La giuria in
seguito valuterà l’eventualità della squalifica dei tre per
atteggiamento antisportivo, ma alla fine si preferirà soprassedere,
visto che l’infrazione rientra tra i reati che cadono in
prescrizione nel giro di un quarto d’ora. Il resto come sempre è
leggenda, tra un the del vaticano e tante strette di mano. |