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4° Tour delle 6
Chiese - 10 Ottobre 2009
Dopo la tempesta autunnale del
mattino, poco prima della partenza della gara, grazie al solito
miracolo organizzativo del TLG Club, spunta quella che la nonna del
nostro web master avrebbe chiamato “l’ora ‘egliu pastore” e
così rasserena tutto e la corsa può essere disputata. Purtroppo però
il malaugurato maltempo della vigilia scoraggia i più dal
presentarsi al via e di conseguenza al raduno di partenza i
coraggiosi corridori ciclisti sono solamente in sette. A costoro si
aggiunge infine Giulietto, il quale, reduce da un infortuno nel più
puro stile western (atterramento tramite corda tesa), non è ancora
in condizione di tornare a pedalare e pertanto, alla maniera di
Felipe Massa al G.P. del Brasile, gli vengono affidate la bandiera a
scacchi dello starter e la direzione di corsa. Vista l’aria di
smobilitazione che tira, considerato che Giorgio Campi ha di fatto
già ipotecato la classifica del Circuito “Pro Nobis”, tutte le
attenzioni del pre-gara si concentrano intorno a Bruno il
carburatorista e più precisamente sul suo nuovo mezzo meccanico:
Brunetto infatti si propone con una bici ibrida sperimentale a
seconda mano, ruote da strada / posizione da biker, destinata ad
essere testata nella circostanza. Se il test dovesse avere esito
positivo, il nostro eroe acquisterà la nuova due-ruote a titolo
definitivo. Né è da escludere che il test in questione possa a buon
diritto considerarsi probante. A contrastare le velleità del
carburatorista sono infatti scese in pista due punte affilate del
celebre tridente scout, e cioè Giorgio Campi e Antonio Valentini.
Dal canto suo, invece, il redivivo Elia ha intenzione di
sacrificarsi per dare manforte al proprio vecchio mentore e
allenatore. A completare lo schieramento i due Micozzi, Claudio e
Alessandro (che, come Claudio e Patrizio Sala, non sono parenti) e
naturalmente l’organizzatore, in cerca di stimoli agonistici, data
l’assenza del proprio rivale di sempre. E’ proprio l’organizzatore
che al momento del via, secondo un copione tattico che gli è
congeniale, cerca di sorprendere il gruppo tentando il forcing
(ma rinunciando ben presto al pressing, al corner e al
tackle in scivolata). Il plotone però organizza
l’inseguimento e, prima ancora di giungere alla serie delle
gallerie, ha ragione del fuggitivo che melanconicamente si stacca in
fondo alla fila. Spenti i fuochi fatui del debutto, placati gli
slanci inconsulti del primo temerario di giornata, la corsa diventa
ben presto un gioco tattico tra cinque battistrada. I dioscuri dello
scoutismo si impegnano con successo a tenere a bada le fiammate
dell’asse Elia – Bruno, mentre Alessandro cerca strenuamente di
resistere allo svolgimento di questo braccio di ferro. Al 3° km,
sullo strappo più ripido del percorso, Elia incita il proprio
capitano designato a buttare giù il rapportone per tentare lo
strappo, ma Bruno temporeggia e, alla luce dei fatti, la scelta si
rivelerà fatale. Allora è Elia stesso a tentare di scremare il
drappello al comando con una serie di reiterati allunghi;
contemporaneamente Giorgio Campi battezza la ruota di Brunetto come
riferimento principe da tenere sotto controllo. Anche le trenate del
Mariano però vengono di volta in volta rintuzzate, dopo aver
ottenuto, come unico risultato, l’effetto di staccare Ale Micozzi
dal vertice della gara. Superata la chiesa di San Giovanni, Elia ha
esaurito le energie e Bruno si ritrova isolato nella morsa di
Valentini e Campi, col primo che appare il candidato più credibile a
disputare lo sprint contro il carburatorista. Quando si arriva
all’ultimo kilometro Bruno, che sta studiando il proprio diretto
avversario in vista della volata, subisce un cambio a vuoto e quasi
perde la catena. Valentini ne approfitta e s’invola mentre Campi
continua a curare la ruota dello sfortunato carburatorista. L’ordine
d’arrivo parla chiaro: Valentini trionfa, precedendo Bruno e
Giorgio. A seguire, Elia precede Alessandro, poi Claudio Micozzi e
l’organizzatore. Se Valentini è soddisfatto della propria
prestazione e Campi gioisce per l’ennesima vittoria nel Circuito
“Pro Nobis”, Bruno è addirittura euforico e garantisce che comprerà
la bici che gli ha consentito una così memorabile prestazione. Il
Tour delle Sei Chiese sarà servito almeno a rilanciare il mercato
della bici, molto più dei recenti incentivi statali. |