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Quella di un pellegrinaggio
in bici alla Mentorella era da tempo una mia vecchia idea, solo
che avrei fatto meglio a tenerla per me senza spargere la voce.
Io infatti questo pellegrinaggio lo immaginavo in un giorno
caldo d’estate e invece il reverendo Dueta, che ha raccolto
l’iniziativa con fin troppo entusiasmo, ci ha convocati per una
domenica di fine settembre nella quale, grazie a una stagione
malauguratamente precoce, fa già un freddo pungente. Sarà per
questo che quando ci raduniamo per partire alle 7:30 a.m. siamo
bardati in modo da sembrare, più che ciclisti, il wunderteam
austriaco di discesa libera. Siamo in tre, Benedetto “Dueta”,
Benedetto Lollobrigida e chi scrive; assente ingiustificato
risulta Giulietto, che ci infliggerà una mezz’ora di attesa,
accompagnata dalle scuse più inverosimili. Scopriremo poi (e
allora desidereremo effettivamente menarlo) che il ritardo era
dovuto al fatto che il nostro eroe doveva finire di vedere in tv
la corsa in moto di un noto evasore fiscale. Finalmente a pochi
minuti dalle 8 si parte e risulta subito un sollievo l’aver
indossato k-way e guanti da sci. Lo scrivente è delegato a
tracciare la rotta, così si costeggia il civico cimitero e poco
dopo si ascende colle Auto - lo strappo ha percentuali da muro
fiammingo, il che se non altro ci consente di cominciare a
riscaldarci - poi si plana rapidamente verso il ponte sulla Cona
e si sceglie la scorciatoia che, campagna campagna, riporta nei
pressi di Gerano. I terreni abbandonati di questa contrada sono
ricoperti da uno strato di guazza che somiglia in maniera
inquietante alla brina, ma a forza di pedalare il sangue va
progressivamente stiepidendo le nostre membra. L’abitato di
Gerano è annunciato dal civico cimitero: durante il suo
attraversamento, in diversi bivi, sbagliano direzione
nell’ordine il Lollobrigida, Giulietto e Dueta: se non ci fosse
quel grande geografo dello scrivente a richiamare il gruppetto
all’ordine ci sarebbe da preoccuparsi. All’imbocco dell’Empolitana,
sulla piana del Giovenzano, il santuario della Mentorella ci
appare quasi a portata di mano, lassù sul monte di Guadagnolo, e
invece c’è ancora molto da fare per guadagnare la nostra
destinazione. Si sale quindi verso Pisoniano che ci accoglie col
civico cimitero: la filza di campisanti che stiamo collezionando
oggi sarà forse sintomatica di qualcosa che ci riguarda? Meglio
non approfondire… Superata la scuola elementare, che guardo con
un certo rimpianto, ricomincia dopo un rapido rettifilo la
salita che stavolta terminerà soltanto con il nostro traguardo.
Sono le 9 e mezza passate e ancora c’è un bel po’ da pedalare.
Fortunatamente l’ascesa verso Capranica Prenestina, pur lunga,
non ha pendenze particolarmente impegnative e il pedalare
diventa ancor più agevole quando l’ammiraglia alleggerisce
Giulietto e il sottoscritto dal peso dello zaino. A proposito,
ma i due Benedetto come mai non portano con loro alcun bagaglio?
E’ per quello che si sono avvantaggiati! Ci raggruppiamo
nuovamente sulla piazza di Capranica dove un cartello giallo
annuncia che mancano 10 km al santuario. Qui è un festival di
ciclisti e motociclisti della domenica e l’atmosfera è di gaia
allegria: noi intanto, attenti ai bisogni del corpo quanto a
quelli dell’anima, prenotiamo nel ristorante principale del
paese un tavolo da quattro posti, che occuperemo al nostro
ritorno. Assicuratoci il pranzo ripartiamo verso l’ultimo
sforzo: il paesaggio adesso si fa autenticamente montano e anche
un po’ la pendenza della strada lo è. Non a caso in questi
paraggi anni addietro girarono lo sceneggiato su Fausto Coppi.
Peraltro il panorama è di quelli che tolgono il respiro: siamo
sulle prime montagne a Est di Roma e se non fosse per la
foschia, agevolmente potremmo scrutare fino al mare. Sui
tornanti che introducono a Guadagnolo Dueta si sente talmente
superiore a tutti noi che nella sua supponenza superba si lascia
staccare di qualche minuto. Lo scrivente contemporaneamente
tenta uno sprint lungo nel vano tentativo di giungere in chiesa
in tempo per la Messa delle 11. Visto che tanto arriveremo in
ritardo (colpa della partenza posticipata a causa di Giulietto)
aspettiamo Dueta prima dell’ultima discesa che introduce alla
Mentorella, proprio di fronte al civico cimitero di Guadagnolo.
In gruppo quindi entriamo nel piazzale antistante la chiesa,
dove tira un venticello teso e freddino, e ci dirigiamo verso la
foresteria per renderci presentabili. Solo qui i due Benedetto
si rendono conto di non avere portato indumenti di ricambio
(ecco il motivo per cui erano privi di zaino). In soccorso dei
due sprovveduti si prodiga padre Damiano, generoso e ospitale
membro della comunità religiosa che anima il santuario.
Anch’egli polacco come quel Karol Wojtyla che tante volte salì
quassù a pregare. Confortati e rifocillati da un the caldo
aspettiamo la Messa successiva, durante la quale lo stesso padre
Damiano raccomanda il nostro viaggio di ciclisti alla Madonna.
Quindi, compiuto il nostro dovere di cristiani, ripartiamo verso
Capranica affrontando non senza difficoltà lo strappo durissimo
che riporta sulla via del ritorno. A Capranica ci aspetta un
tavolo riservato genericamente a “ciclisti 4 p.”: la foga con
cui affrontiamo il pasto è simile a quella che impieghiamo sui
pedali, così alcuni degli altri avventori del locale restano
stupiti e quasi tifano per noi. Il resto del giorno è discesa,
poi nuovamente salita fino a Canterano, infine pianura fino alle
porte di Subiaco, dove apprendiamo che il nostro “collega”
Ballan si è laureato campione del mondo. Incredibilmente tutto è
andato bene, molto meglio di quanto immaginassimo prima della
partenza. Benedetto Lollobrigida infatti mi confessa che alla
vigilia si era augurato che piovesse. Lui non lo sa ma da parte
mia avevo sperato la stessa cosa. |