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Camposecco


Camposecco 23 Dicembre 2005

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Camposecco. Ancora una volta. Ma mai così presto nella stagione dello sci. La condizioni incredibilmente sono ideali per questo tipo di escursione: un soffice strato di neve fresca sopra uno strato più duro di ghiaccio. Non potevamo chiedere di meglio. Ecco allora che si arriva presto alla piana levigata, sperduta in mezzo alle montagne, e al rifugio, che da sempre costituisce il punto di riferimento principale. Ma non siamo appagati: ci hanno insegnato infatti che bisogna sempre cambiare punto di vista. Decidiamo allora di scalare le coste di Camposecco, sfruttando uno dei numerosi canaloni ancora innevati malgrado la sfavorevole esposizione a Sud. A guardarle dal basso non ci si rende conto del reale dislivello, la meta sembra lì vicina, quasi a portata di mano. L’ascesa invece è ripida e richiede la giusta dose di pazienza. Su un albero isolato s’è abbarbicato del vischio: domani sarà la vigilia di Natale. L’atmosfera che si gode una volta raggiunta la cresta è magica: il rifugio dabbasso, piccolo piccolo, sembra un castelletto costruito su un promontorio proteso nelle acque ghiacciate di un lago, sul quale luccica il sole del pomeriggio invernale. Verso Nord invece c’è la cima di Vallevona, candida di neve, da cui ci separa fosso Fioio, naturale confine tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie. La ridiscesa da qui sarà più laboriosa della salita. Bisognerà trovare le traiettorie buone per evitare di finire sull’erba o, peggio, sulle pietre.

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Foto di Elia

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