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Camposecco. Ancora una volta. Ma mai
così presto nella stagione dello sci. La condizioni
incredibilmente sono ideali per questo tipo di
escursione: un soffice strato di neve fresca sopra uno
strato più duro di ghiaccio. Non potevamo chiedere di
meglio. Ecco allora che si arriva presto alla piana
levigata, sperduta in mezzo alle montagne, e al rifugio,
che da sempre costituisce il punto di riferimento
principale. Ma non siamo appagati: ci hanno insegnato
infatti che bisogna sempre cambiare punto di vista.
Decidiamo allora di scalare le coste di Camposecco,
sfruttando uno dei numerosi canaloni ancora innevati
malgrado la sfavorevole esposizione a Sud. A guardarle
dal basso non ci si rende conto del reale dislivello, la
meta sembra lì vicina, quasi a portata di mano.
L’ascesa invece è ripida e richiede la giusta dose di
pazienza. Su un albero isolato s’è abbarbicato del
vischio: domani sarà la vigilia di Natale.
L’atmosfera che si gode una volta raggiunta la cresta
è magica: il rifugio dabbasso, piccolo piccolo, sembra
un castelletto costruito su un promontorio proteso nelle
acque ghiacciate di un lago, sul quale luccica il sole
del pomeriggio invernale. Verso Nord invece c’è la
cima di Vallevona, candida di neve, da cui ci separa
fosso Fioio, naturale confine tra Stato Pontificio e
Regno delle Due Sicilie. La ridiscesa da qui sarà più
laboriosa della salita. Bisognerà trovare le
traiettorie buone per evitare di finire sull’erba o,
peggio, sulle pietre. |